BUDAPEST: Una città da scoprire

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Budapest è una città incantevole, crocevia di storie e culture. Una meta turistica ideale per chi vuole addentrarsi nella storia europea, svagarsi tra pub e discoteche, immergersi nelle calde e curative acque termali, o anche per chi vuole godersi una romantica passeggiata tra le viuzze di Buda o nell’incantata atmosfera che si respira la sera sul lungo Danubio. Budapest è una città che affascina anche perchè si lascia ammirare ma non si svela mai completamente. Ed ecco allora che per scoprire l’animo più intimo ed i luoghi più nascosti è necessario avere al proprio fianco una brava guida turistica, che in realtà deve essere poco guida turistica e più un amico, con cui confrontarsi e di cui fidarsi. Per questo nasce Sfumature di Budapest, un team di guide che vogliono non solo mostrare il lato turistico della città, ma vogliono rendervi partecipi di questo ricchissimo patrimonio storico e culturale. Continua a leggere

SECLERI: Vietato produrre la birra seclera in Romania

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Non si ferma la “guerra della birra” in Romania. La scorsa settimana un Tribunale romeno ha vietato la produzione della birra secleraIgazi Csíki Sör” intimando al birrificio di fermare la produzione e di eliminare entro 30 giorni tutte le birre prodotte. Eastjournal ha seguito la storia di questo epocale scontro alcolico fin dalle sue prime battute, quando nel 2015 ci furono i primi risvolti legali contro l’azienda seclera (qui l’articolo).

Da allora sono passati due anni in cui la birra dei secleri (comunità ungherese di Transilvania) ha avuto un notevole successo, non solo in Romania, ma soprattutto in Ungheria dove è possibile acquistarla in svariati festival e negozi. La “birra seclera” fin da subito si è proposta come baluardo dell’identità magiara ha però dovuto fare i conti con la multinazionale olandese Heineken, che già nel 2015 intentò una causa. La Heineken accusò il birrificio di utilizzare un’etichetta con un nome troppo simile alla sua birra, la “Ciuc“. “Igazi Csíki Sör” e “Ciuc” in realtà sono nomi, ed anche etichette, abbastanza differenti. Sulla similitudine tra i due nomi rimandiamo al nostro articolo precedente.

Le due etichette a confronto

Le due etichette a confronto

A rigettare le tesi della multinazionale olandese sono stati negli anni scorsi differenti tribunali e uffici anche a livello europeo. Nel marzo 2016 fu il Tribunale di Suceava a dare ragione al birrificio, mentre il 9 dicembre 2015 è stato l’Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno (gestore dei marchi europei) con sede ad Alicante a sostenere la tesi della “Igazi Csíki Sör“. La presa di posizione del Tribunale di Târgu Mureș/Marosvásárhely del 27 gennaio 2017 è arrivata quindi come un fulmine a ciel sereno. Il tribunale si è schierato in favore della Heineken intimando al birrificio di fermare la produzione e di non vendere più prodotti con la dicitura “Igazi Csíki Sör“.

E’ un attacco contro un’azienda locale che è fiera dell’identità, della lingua e dei simboli ungheresi” ha dichiarato András Lénárd, proprietario di maggioranza del birrificio seclero. Anche i politici della minoranza ungherese non hanno tardato a manifestare la propria solidarietà alla “birra nazionale”, evidenziando così come essa stessa sia diventata un simbolo di lotta identitaria. E non è la prima volta che Ungheria e Romania si scontrano sul riconoscimento di prodotti eno-gastronomici. Un anno fa fu la volta del kürtőskalács.

Di certo la battaglia tra i due birrifici non è ancora giunta al termine. Lenárd ha fatto sapere che faranno il possibile per veder riconosciuto il diritto a vendere il loro prodotto e che non hanno intenzione di modificarne il nome perchè “vorrebbe dire darla vinta alla multinazionale“. Il birrificio seclero è fiducioso vista la presa di posizione dell’Ufficio europeo, il cui grado di giudizio non è però ancora definitivo. Nel frattempo si apre la strada per il riconoscimento come hungarikum della birra seclera, riconoscimento fornito dal governo di Budapest alle specialità ungheresi.

Continuano intanto le iniziative di solidarietà, tanto che una petizione contro la Heineken ha raggiunto in poco tempo quasi 40.000 firme riportando la birra seclera al centro del dibattito su internet e nei bar ungheresi. Tanto è vero che la stessa fama della birra seclera può essere ascritta alle iniziative intraprese dalla multinazionale che in questo modo gli garantisce una pubblicità enorme, elemento forse preso in considerazione nella strategia marketing dallo stesso birrificio seclero.

Ma se la lotta nei tribunali e nel mercato continua a vedere il birrificio seclero in prima linea nella difesa della propria identità, lo stesso non si può dire per la sua proprietà. L’azienda ha infatti perso quella “autenticità seclera” da quando il 50% della proprietà è stato acquistato da una ditta straniera, anche questa olandese, la LIXID PROJECT. Come a voler dire che volenti o nolenti l’internazionalizzazione di un marchio di successo è inevitabile.

The legal framework for the protection of the Slovenian minority in Italy

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Introduction

This article is inspired by the presentation made at the Global Minority Rights Summer School, organized in Budapest in 2016. During the Summer School, dedicated to the importance of minority protection, we discussed several issues related to different legal frameworks in use around the world. Within this context, the analysis and evaluation the case of the legal framework for the protection of the Slovenian minority in Italy could serve as an interesting source of comparison with other examples. Continua a leggere

UNGHERIA: Il salame ungherese nasce in Friuli

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Il salame ungherese, prodotto gastronomico per eccellenza del paese danubiano, che indica proprio nel nome la specialità e l’identità magiara avrebbe in realtà le proprie origini nel Friuli occidentale, nella provincia di Pordenone. Friuli e Ungheria, storie eno-gastronomiche che si incrociano di nuovo dopo il dibattito sul vino Tokaji/Tocai. D’altronde entrambi i paesi nell’Ottocento erano parte del grande e variegato Impero Austro-ungarico. Continua a leggere

UNGHERIA: Matteo Renzi accusa Budapest sulla questione dei migranti

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Matteo Renzi, ha nuovamente attaccato l’Ungheria ed i paesi dell’Europa centro-orientale sulla questione dei migranti. Martedì in un’intervista andata in onda su RAI1 il premier italiano ha dichiarato “se Ungheria e Slovacchia ci fanno la morale sui nostri soldi e poi non ci danno una mano sui migranti non va bene”. Le polemiche tra Italia e Ungheria da alcuni mesi sono all’ordine del giorno, d’altronde i due governi non si sono mai amati. Tanto che Renzi è arrivato a minacciare di mettere il veto sul bilancio UE per fermare i fondi europei che vanno a est. In Italia le accuse all’Ungheria sono ormai diffuse, e anche il prefetto di Ferrara, dopo gli eventi di Goro, ha dichiarato “vadano a vivere in Ungheria” riferendosi ai cittadini che protestavano contro l’arrivo di alcuni migranti. Continua a leggere

UNGHERIA: Dalla crisi dei migranti al referendum di ottobre

Syrians fleeing the war pass through broken down border fences to enter Turkish territory illegally, near the Turkish Akcakale border crossing in the southeastern Sanliurfa province, on June 14, 2015. Turkey on June 14 began accepting onto its territory Syrian refugees fleeing the battle between Kurds and Islamic State (IS) jihadists for the Syrian border town of Tal Abyad, an AFP photographer said. Dozens of Syrian refugees, many carrying sacks of possessions, started passing through the Akcakale border gate onto Turkish territory as thousands more awaited their turn to cross on other side. AFP PHOTO / BULENT KILIC

Un anno fa le stazioni dei treni di Budapest si riempivano di migranti che tentavano di proseguire il loro viaggio verso il nord Europa; la pressione sul confine ungherese meridionale diventava sempre più consistente provocando una crisi umanitaria e gli scontri di Röszke. Il governo ungherese, che inizialmente si trovò impreparato a gestire la situazione, prese provvedimenti forti come la costruzione della recinzione al confine con la Serbia e l’inasprimento della concessione dello status di “rifugiato”. Misure che sollevarono aspre critiche dalle associazioni umanitarie, dalla UE e da numerosi paesi, Austria e Germania in primis. Continua a leggere